LA STORIA FINORA: Il criminale noto come Hood ha messo su una propria organizzazione con l’intento di conquistare una posizione di rilievo nella malavita newyorkese.  Per questo motivo ha assassinato il boss mafioso Silvio Manfredi alias Silvermane, in modo da potersi impossessare del suo territorio. 

Silvio Manfredi è anche il padre di Mike Manfredi, amico di Maya Lopez e Occhio di Falco, recentemente venuto in possesso dell’amuleto della tigre di Giada, manufatto mistico in grado di donare incredibili capacità combattive a chi lo indossa, rendendolo il giustiziere mascherato noto come la Tigre Bianca. 

L’escalation di violenza innescata da Hood coinvolge anche Occhio di Falco e la nuova Tigre Bianca, che si trovano immischiati loro malgrado nell’ennesima guerra tra bande che è scoppiata. Mike, in modo particolare, rimane coinvolto in un agguato quando al funerale di suo padre gli uomini di Hood scatenano una sparatoria in cui viene colpito il suo fratellastro Joseph, nuovo “padrino” della famiglia Manfredi. 

 

 

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N°24

 

LA TIGRE – 2° parte

 

 

La notizia si era sparsa velocemente. I TG non parlavano d’altro.

D’altronde, uno scontro a fuoco durante il funerale di un boss mafioso non poteva certo passare inosservato. Silvermane era stato ucciso e al suo funerale qualcuno aveva aperto il fuoco sui suoi figli.

Le strade di New York stavano tornando a bagnarsi di sangue e Clint Barton, alias il Vendicatore noto come Occhio di Falco, sapeva che a scatenarla era stato un uomo che lui non era riuscito a fermare: Parker Robbins, alias il criminale noto come Hood.

Non appena aveva sentito della sparatoria, Clint s’era precipitato verso l’ospedale dove i giornalisti dicevano avessero ricoverato i Manfredi...  non per sincerarsi delle loro condizioni, ma perché sapeva che la sua attuale ragazza, Maya Lopez, era presente sul posto, per dare conforto a Michael, il secondogenito del defunto boss.

Mike e Maya erano amici da tanto tempo...  per un po’, forse, erano stati qualcosa di più.

Lei e Clint non avevano mai approfondito l’argomento, ma il modo in cui lei s’era precipitata da lui non appena aveva saputo della morte di suo padre gli aveva fatto sorgere qualche dubbio.

Era normale cortesia tra due persone che si vogliono bene, dopotutto...  non c’era bisogno di sentirsi gelosi...  oppure si?  In ogni caso, lei era rimasta coinvolta nella sparatoria e forse poteva essere ferita, dunque non era il momento di affrontare la questione.

Arrivato all’ospedale vide un auto a lui ben nota: era quella di Kate Bishop. Anche Kate era legatissima a Maya e proprio come Clint, non appena aveva sentito la notizia al telegiornale, s’era precipitata in ospedale.

All’ingresso c’erano diversi giornalisti che affollavano la hall.

<Kate.>

<Clint! Speravo di trovarti dentro! Hai novità?>

<No, Maya non ha risposto alle mie chiamate.>

<Neppure alle mie. Credi che... >

<Non voglio nemmeno pensarci!> esclamò Clint, allontanando da sé il macabro pensiero.

Per superare poliziotti e infermieri che impedivano a loro e ai giornalisti di accedere Clint mostrò ad uno degli agenti la propria tessera di Vendicatore, facendo attenzione che nessun’altro la notasse, e riuscì a passare.

Molti i feriti in quel pronto soccorso: sembrava un campo di battaglia.

Ma in nessuna barella c’era Maya. Questo poteva essere un pessimo segno. Il duo si recò verso il reparto di terapia intensiva.

Lì trovarono Maya, fortunatamente illesa: era lì per sostenere Mike, che aspettava una risposta dai medici sulle condizioni del fratello, operato d’urgenza per via del colpo subito.

<Maya! Stai bene?> chiese Kate abbracciandola.

<Sì, sto bene... scusate se non vi ho chiamato> disse lei, dando un bacio a Clint <ma non ho avuto un attimo libero per pensare. Hanno colpito il fratello di Mike.>

Il fratello di Mike, Joseph Manfredi, era un criminale mascherato chiamato Ala Nera.

<Come sta?> chiese Clint.

<I medici non sanno se se la caverà. Mike è molto scosso.>

Clint comprendeva il suo stato d’animo. Anche lui un tempo aveva un fratello che era un farabutto, Barney, e per quanto fosse disonesto, per quanto lo trattasse male, Clint lo amava, e rimase distrutto quando un criminale lo uccise. Si avvicinò a Mike e cercò di dirgli qualche parola di conforto.

<Ehi Michael...  non so se ti ricordi di me...>

<So chi sei.> rispose, freddo, senza staccare gli occhi dal vetro che lo separava dalla sala operatoria.

<Uh sì...  ecco, so cosa stai passando, amico. Ci sono passato anche io. Volevo dirti che se ti serve qualcosa, qualsiasi cosa, puoi contare su me e Maya.>

Mike non rispose. Clint non gli serbava rancore: in quei momenti frasi del genere suonavano scontate e banali, e nessuno ci credeva davvero. Lui avrebbe fatto altrettanto.

<Vuoi che rimanga con te?> gli chiese Maya.

<No. Va pure coi tuoi amici. > rispose Mike.

<Chiamami se hai delle novità. A qualunque ora, intesi?>

Lei le diede un bacio su di una guancia, lui non fece una piega.

 Clint prese per mano Maya e insieme a Kate lasciarono l’ospedale. 

La giovane li salutò e partì a bordo della sua auto. Durante il viaggio di ritorno in moto nessuno dei due disse nulla. I pensieri di Maya erano ancora rivolti a Mike. Clint si sentiva a disagio per questo, ma non lo espresse.

Tuttavia, altri pensieri si stavano facendo largo nella sua mente... tornati nel loro appartamento di Coney Island, Maya si infilò sotto la doccia con l’intenzione di andare poi a riposare. Non aveva appetito e non aveva voglia di parlare.

Mentre lei era sotto lo scroscio d’acqua calda, Clint rimuginava sul divano.

Diceva spesso di sé “non sono di certo il più grande detective del mondo” ma era stato addestrato dal miglior stratega del pianeta, ed era egli stesso un tattico brillante.

Prese il cellulare e chiamò la sua protetta Kate Bishop.

<<Clint? Ci sono problemi con Maya?>> chiese lei

<No sta tranquilla, lei sta bene. Ma ho una missione per te.>

<<Parla, ti ascolto.>> disse risoluta.

<Devi tenere d’occhio una persona. Se la mia intuizione è giusta, potrebbe avere guai...>

<<Ci penso io. Puoi fidarti di me.>>

 

Altrove.

 

L’uomo un tempo chiamato Willis Stryker entrò nel suo covo atteso dal suo socio incappucciato.

<Sei su tutti i notiziari> gli disse Hood <o meglio, lo è il tuo operato. Devo ammettere che all’inizio non ero convinto del tuo piano; io sono per un approccio più ... sottile.>

<Ognuno ha il proprio stile.> rispose Willis portandosi una sigaretta alla bocca. Hood gli porse l’accendino e lo fece accendere.

<E poi ammazzare un vecchio è una cosa, fare fuori tutti i luogotenenti e gli eredi di Manfredi richiedeva un azione di forza. Adesso tutti inizieranno a temere la nostra organizzazione, vedrai.>

<Concordo con te su questo punto. Ma siamo appena all’inizio, non dobbiamo fermarci adesso. Il nostro lavoro non è ancora terminato.>

<Lo so. Ti occuperai tu della fase due?> domandò Willis.

<Esatto. Ma tu hai ancora un compito da portare a termine...> gli disse Hood.

<Tranquillo. Me ne occuperò presto.> rispose Stryker, mostrandogli un coltello.

 

Manhattan. Upper East Side.

 

Da quando Mike Manfredi aveva lasciato l’ospedale, Black Arrow non gli aveva staccato gli occhi di dosso. Occhio di Falco gli aveva affidato la missione di seguirlo e di tenerlo sotto osservazione: sospettava che il ragazzo potesse essere preso di mira dagli scagnozzi di Hood – che lui sapeva essere il mandante dell’attentato al cimitero. Kate era molto felice che Clint le avesse dimostrato fiducia. L’ultima volta che le aveva affidato un compito l’aveva mandata a “caccia di fantasmi” dietro una falsa pista [nel # 15] e la cosa l’aveva fatta infuriare.

Adesso invece stavo dimostrando di credere in lei e nelle sue qualità.

Evidentemente, il caso che li aveva visti smascherare la truffa milionaria di Mysterio [ep. 21 -22] lo aveva definitivamente convinto sul suo reale valore.

Appollaiata su un palazzo adiacente, la giovane supereroina osservava l’italoamericano ritornare al suo attico.

Mike era preoccupatissimo. I medici avevano detto che suo fratello era fuori pericolo, ma era stato messo in coma farmacologico. Non avevano espresso parole d’ottimismo sul suo eventuale recupero e la cosa lo stava distruggendo. 

Non aveva minimamente l’umore della conversazione che stava per affrontare: infatti, davanti la porta del suo appartamento c’erano due uomini che conosceva bene.

Appartenevano all’organizzazione di suo padre.

<Michael. Abbiamo saputo di tuo fratello... come sta?>

<Come credete che stia? Come uno che si è preso una pallottola in un polmone!> rispose secco lui, aprendo la porta del suo appartamento.

<Mike, siamo molto dispiaciuti per l’accaduto... e ci rendiamo conto che non è un buon momento per te, ma ti dobbiamo parlare.>

<Di cosa?>

<Ora che tua padre – pace all’anima sua – è morto e che tuo fratello... non è nelle condizioni di sostituirlo, in molti si chiedono chi è che diventerà il nuovo Padrino, e in molti fanno il tuo nome.>

<Dannazione, ancora con questa storia? Per l’ennesima volta, non m’interessa affatto far parte dei vostri schifosi affari! Non ho la minima intenzione di guidare la vostra organizzazione! Non ne ho voluto mai farne parte, né oggi, né mai! E non appena Joey starà meglio porterò via pure lui da questa vita infame!>

<Bellissime parole Michael...> disse il secondo uomo alle sue spalle, indossando dei guanti <... purtroppo, dobbiamo essere sicuri che tu le mantenga.>

Prese il laccetto e cercò di strangolare Mike.

Black Arrow vide la scena e incoccò una freccia, pronta a scoccarla per andare in suo soccorso, ma non appena prese la mira rimase stupefatta da quello che accadde un istante dopo: con una presa forte e rapida Mike infatti si liberò dalla morsa e con una proiezione mandò a gambe all’aria il suo assalitore. L’altro uomo cercò di colpirlo col tirapugni, ma il suo colpo andò a vuoto, perché Mike lo evitò e poi colpì il suo avversario col palmo della mano dritto al costato.

<Fantastico... > disse Kate, osservandolo da lontano.

Il primo sicario si riprese e cercò si sopraffarlo ma Michael lo stese con un calcio in pieno petto, mandandolo K.O.

Mike afferrò il braccio di quello ancora sveglio e glielo torse dietro la schiena.

<Ti manda Hood non è vero?>

<AAAAAH! Sì, sì, è stato lui! Mollami adesso!>

Lo liberò dalla presa ma lo colpì con un pugno forte facendogli perdere i sensi.

Due sicari in casa sua. Non era mai successo. L’adrenalina era ancora in circolo, ma il medaglione della Tigre di Giada che gli forniva le sue abilità lo faceva sentire al sicuro. Immediatamente, però, il suo pensiero andò a chi non poteva difendersi in modo altrettanto efficace.

<Joey...> borbottò preoccupato.

 

Manhattan. Fisk Tower.

 

Da quando Richard Fisk era subentrato a suo padre come Kingpin della malavita newyorkese, aveva fatto moltissimi sforzi per mantenere una sorta di “equilibrio” tra le varie organizzazioni criminali, in modo da avere una sorta di “pace” tra esse... o comunque uno stato di tregua.

Molti sforzi, molti sacrifici, ma era arrivato a raggiungere il suo obiettivo.

Adesso però un pazzo stava per mandare in fumo il suo lavoro, tornando a bagnare di sangue le strade.

Un pazzo avido di potere - pensò mentre si versava due dita di brandy in un bicchiere - un arrogante che rispondeva al nome di ...

<Parker Robbins al tuo servizio!> disse Hood, comparendo dal nulla <Dicono che volevi parlarmi.>

Richard cercò di non mostrare lo spavento e lo stupore nel vedere un uomo apparire dal nulla come uno spettro.

<Hai detto bene> disse mostrando un apparente calma <ma preferirei che prendessi un appuntamento con la mia segretaria, prima di venire nel mio ufficio.>

Si portò il bicchiere alle labbra, per mandare giù un sorso per calmare i nervi, ma un secondo prima di ingerire il liquore pensò a come Hood aveva avvelenato Silvio Manfredi, ed evitò di berlo.

<Sei qui per uccidere anche me?> chiese Fisk all’incappucciato.

<Oh no Richie...> disse Hood prendendo il bicchiere dalla sua mano e bevendone un sorso, per mostrargli che il brandy non era avvelenato <sono qui per parlare di affari. Da uomo a uomo.>

<Cosa vuoi, Parker?>

<Come avrei facilmente dedotto, voglio subentrare nel territorio di Silvermane, e voglio che tu egli altri capifamiglia mi aiutate nella transizione.>

<E’ un po’ tardi non credi?> disse Fisk, con tono duro, malcelato dal sarcasmo. <Hai compiuto una strage al suo funerale! C’ho messo tempo e fatica per evitare questi spargimenti di sangue, poi arrivi tu e ti metti a fare il “Rambo” , sparando in pieno giorno!>

<Conosci il detto “per fare una frittata, devi rompere qualche uovo”? Beh si adatta perfettamente alla mia situazione. Dovevo attirare la vostra attenzione, e ci sono riuscito. Ora però voglio fare tutto secondo le regole...  come volete voi della “vecchia scuola”.>

<Vuoi fare un incontro con tutte le maggiori famiglie? Non sarà facile...  nessuno si fida di te, dopo la sparatoria del cimitero. I bagni di sangue non fanno bene agli affari.>

<Per questo sono venuto da te. Organizzerai tu la cosa. Qui. Nel cuore del tuo territorio. E’ la mia dimostrazione di buona fede.>

Fisk lo osservò. Non era certo un uomo di cui fidarsi, tuttavia la sua offerta lo allettava. Voleva sentire cosa aveva da proporre, inoltre come diceva quel detto? “tieni vicino gli amici e ancor più vicino i nemici” . Voleva tenere sott’occhio questo spavaldo criminale, e per farlo averlo nel proprio territorio era la cosa migliore. Al primo passo falso, lo avrebbe fatto eliminare.

<D’accordo allora. Dammi il tempo di organizzare la cosa.>

I due boss si strinsero la mano.

 

***

Joseph Manfredi era in coma farmacologico, collegato ad una macchina che lo aiutava a respirare. Non era certo una situazione idilliaca, ma era ancora vivo, e finché c’era la minima possibilità che si riprendesse, l’organizzazione della famiglia Manfredi non era ancora finita. Bisognava terminare il lavoro iniziato con al funerale.

Indossando un semplice camice verde da chirurgo, con tanto di mascherina e cuffia per i capelli, Willis Stryker si aggirava per i corridoi dell’ospedale senza destare sospetti.

Si diresse verso la camera in cui Manfredi era ricoverato. 

Di norma, c’era sempre un poliziotto davanti alla porta, ma l’agente in servizio quella sera era stato profumatamente pagato per lasciare incustodita la postazione, e molti degli scagnozzi che avrebbero dovuto guardargli le spalle o erano stati anch’essi corrotti oppure erano stati eliminati.

Non vi era nessuno a vegliare sull’indifeso Joseph.  Dentro la sua stanza si udiva solamente il suo respiro artificiale e i suoni emessi dalle macchine per monitorarne le funzioni vitali.

Ucciderlo era incredibilmente facile. Di certo, per Willis Stryker era l’omicidio più semplice che gli fosse stato commissionato. C’erano decine di modi per eliminarlo senza sforzi. Sarebbe bastato staccargli il tubo del respiratore, o iniettargli del veleno nella flebo.

Si avvicinò all’inerme vittima e non appena gli fu abbastanza vicino per nuocergli, una voce gli intimò di fermarsi.

<Non pensarci nemmeno. Allontanati immediatamente da lui.> esclamò Occhio di Falco puntandogli contro una freccia.

Stryker fu sorpreso. Non si aspettava un esito del genere. Come poteva immaginarsi che l’arciere dei Vendicatori si fosse preso la briga di sorvegliare Manfredi? Che legame aveva con lui?

Non c’era il tempo per porsi certe domande. Falco faceva sul serio, e lui sapeva benissimo che non sbagliava un colpo.

<Mi hai sentito?> ripeté l’arciere <Allontanati. Lentamente!> disse tendendo ancora un po’ la corda dell’arco. La tensione nell’aria era quasi palpabile.

All’improvviso, Stryker con un gesto fulmineo lanciò uno dei suoi coltelli, cercando di colpire l’arciere. Falco scoccò la freccia. Entrambi mancarono il bersaglio.

Stryker si lanciò su di lui, dando inizio alla lotta. Nel combattimento all’arma bianca era assai temibile. La lama del suo pugnale danzava davanti al volto mascherato dell’arciere.

Falco non era nuovo a quel genere di duello: in precedenza, contro Tagliagole e con Elektra aveva avuto esperienze simili, e da ragazzo il suo insegnante di lotta era il famoso Spadaccino.

I suoi riflessi, pertanto, erano addestrati ad evitare quel genere di fendenti; ciò nonostante, non significava che fosse una cosa facile o piacevole.

Falco s’abbassava e schivava, ma non aveva il tempo di colpire. Stryker lo sorprese cambiando attacco e con un colpo di capoeira lo mandò a sbattere contro la porta della stanza; un’infermiera lo vide venir catapultato fuori dalla stanza come un giocattolo a molla.

Gridò dallo spavento e si scatenò il panico.

Mentre Occhio di Falco era a terra, Stryker gli fu addosso per finirlo; il suo colpo venne fermato dall’arco del Vendicatore, che impediva al suo polso di raggiungere il bersaglio.

I due contendenti digrignavano i denti per lo sforzo. Nessuno dei due sembrava spuntarla.

La contesa fu spezzata da un inaspettato arrivo: lanciando un grido disperato la Tigre Bianca fece la sua apparizione, colpendo Stryker con un calcio volante e allontanandolo dall’arciere.

<Lo so perché sei qui! Non ti permetterò di finire il lavoro!> disse il nuovo arrivato.

<Un altro di questi pagliacci in costume> pensò Stryker <ma perché sono qui? Perché proteggono Manfredi??>

Si rimise in piedi e assunse una posizione da combattimento. La Tigre Bianca, furiosa, si fece avanti e iniziò a portare i suoi colpi. Una sequenza fulminea e precisa. Stryker non riusciva a pararli tutti questi, ma il suo fattore rigenerante gli permetteva di resistere.

Falco fu anch’esso sorpreso dall’arrivo della Tigre Bianca. Perché si trovava lì? Chi lo aveva avvertito?

Il duello tra la Tigre e Stryker intanto andava avanti. L’eroe in bianco pareva avere la meglio, quando fu colto di sorpresa da un colpo del killer afroamericano: la punta del suo stivale infatti scattò ed estrasse una lama, con la quale provocò un taglio sul fianco della Tigre Bianca.

Stryker approfittò del suo vantaggio e atterrò il suo avversario.

Con la Tigre Bianca a terra Occhio di Falco aveva la linea di tiro libera.

Scoccò una freccia che colpì  Stryker ad una spalla, inchiodandolo contro un muro e provocandogli un grido di dolore.

<Stai bene?> chiese Falco alla Tigre Bianca.

<S-Sì... non perderlo di vista. >

<Sta tranquillo, non può muoversi...> disse Clint.

Credeva che il suo avversario fosse impotente.

Si sbagliava.

Stryker prese un pugnale dalla sua cintura e lo conficcò contro la parete. Dall’elsa si sprigionò una cortina fumogena che in pochi minuti riempì l’intero reparto.

<No! Sta scappando!> disse Falco tra i colpi di tosse.

Quando il fumo si diradò di Stryker rimaneva solamente una macchia di sangue sul muro.

Era sparito senza lasciare traccia.

Occhio di Falco non aveva tenuto conto della tenacia - e del fattore rigenerante – del suo avversario.

La Tigre Bianca invece non si curò minimamente di lui ma corse verso la camera di Joseph Manfredi, sincerandosi delle sue condizioni. Occhio di Falco lo raggiunse.

<Michael, non puoi restare qui. Mi occuperò io di tuo fratello. Aspettami sul tetto dell’ospedale.>

<Cosa? Come fai a...>

<Non ne parliamo adesso. Ora và!> disse ancora Falco.

Mike Manfredi, pur sorpreso dalla rivelazione, non contestò e obbedì.

 

Alcuni minuti dopo sul tetto, come da accordi presi, i due uomini mascherati s’incontrarono, per avere un po’ di privacy. Falco aveva con sé una cassetta del pronto soccorso.

<Vieni qui. Fammi dare un’occhiata a quella ferita...> disse.

<Ti hanno dato un kit del pronto soccorso?>

<Vantaggi da Vendicatore. La nostra tessera è come il distintivo dei poliziotti. Si fidano e non fanno domande.>

L’arciere in viola disinfettò il taglio e poi ci mise una garza.

<Ecco Mike. Non è molto profonda, dovrebbe andar bene. Non sono un dottore ma ho abbastanza esperienza con ferite del genere.>

<Grazie .. uh senti un po’: come hai fatto a...>

<Scoprire chi sei? Intuizione. Solamente tu potevi tenerci tanto a Joseph Manfredi... chi altri sarebbe corso in suo soccorso? Ehm, senza offesa eh...>

< Capisco quello che dici. Hanno mandato dei sicari anche a casa mia. Lì ho capito che anche Joey rischiava... ma tu invece, perché sei qui?>

< Temevo potesse succedere una cosa del genere. Per questo ho messo qualcuno a guardati le spalle... ma vedo che non è servito. Dimmi un po’, come hai ottenuto i tuoi poteri?>

<E’ merito di questo...> disse mostrando il medaglione della Tigre di Giada <Dopo che io e Maya ti abbiamo aiutato a fuggire da quel mattatoio in cui eri prigioniero [nel num. 11] mi sono reso conto che combattere il crimine era la mia vocazione... il mio modo per rimediare ai crimini compiuti dalla mia famiglia; prima di allora, il mio modo di “ostacolarla” era scialacquare il patrimonio o staccare assegni per la beneficenza...>

<E’ un gesto nobile anche quello...>

<No, è un cerotto su un cancro. Invece mandare all’aria i loro piani criminali... quello sì che era fare del bene alla società! Proprio come fate tu e i tuoi colleghi. Allora andai a lezione di arti marziali da alcuni esperti di cui Maya mi aveva parlato bene...  si facevano chiamare “I Figli della Tigre”.>

<Li conosco.  Lin Sun, Robert Diamond e Abe Brown. Ragazzi in gamba.>

<Puoi dirlo forte. Comunque, per quanto loro mi dicessero che imparavo in fretta, i miei progressi erano troppo lenti e mi ritenevo insoddisfatto. Mi accennarono allora alle qualità del medaglione di Giada ... le sue doti sono incredibili. E’ magico. Non saprei come spiegartelo ma quando lo indosso mi rende un esperto di arti marziali... conosco ogni colpo e ogni contromossa. Ogni tecnica. Le ho chiare come l’alfabeto, nella mia testa. Inoltre, questo gioiellino mi rende tre volte più rapido, forte e veloce di qualunque uomo. Insomma posso combattere contro un’intera gang senza nemmeno sudare. Era proprio quello che mi serviva per i miei scopi, capisci? >

<Come l’hai ottenuto?>

<L’ho acquistato ad un asta. Nessuno sapeva delle sue facoltà, ma io m’ero documentato al riguardo.>

<Chiaro. Uno si allena tutta la vita per imparare a battersi e a tirare con l’arco, poi arriva un ragazzo ricco, trova un gingillo mistico e diventa un supereroe dall’oggi al domani. Sono un po’ invidioso ...> disse Clint sarcastico, poi aggiunse:

<No seriamente: capisco il tuo entusiasmo e la tua voglia di riscattare il tuo nome, ma quella collana non ti rende invincibile. Potrà pure renderti un guerriero abile e incredibilmente veloce, ma non ti impedisce di venire ferito o ucciso. Nessun balocco mistico può sopperire alla mancanza di esperienza. Sei troppo avventato quando combatti. Devi essere più prudente.>

<Sì, so di essere un novizio nel campo, ma fermare questa ondata di violenza è una mia responsabilità. E adesso finalmente ho il potere per compiere il mio dovere.>

<Non è solo tua responsabilità> aggiunse Clint < Hood, il tizio che ha accoppato tuo padre e che ha dato il via a tutto questo bagno di sangue, è un mio nemico. Per ben tre volte mi è sfuggito. E’ mio compito fermarlo.>

<E’ lo stesso tipo di quella volta al mattatoio?> chiese Mike.

<Lui. E’ da troppo tempo una spina nel fianco per me.>

<Ora è divenuto anche un mio nemico. Voglio esserti d’aiuto.>

Il ragazzo era motivato da una sincera volontà di fare del bene.

A Falco piaceva. Il suo entusiasmo era contagioso. Gli ricordava Kate. E lui più di chiunque altro sapeva quanto a dei giovani aspiranti eroi servisse una guida. Da solo, avrebbe senz’altro rischiato di finire male.

Gli tese la mano guantata.

<Ok Tigre Bianca. Sei dei nostri. Insieme fermeremo quel bastardo col cappuccio.>

I due si strinsero la mano. Un nuovo sodalizio era nato.

 

Manhattan. Fisk Tower. Pochi giorni dopo.

 

L’incontro s’era tenuto su territorio neutrale, come volevano i patti. Richard Fisk faceva da garante. Seduti intorno alla lunga tavolata c’erano i rappresentanti delle più importanti famiglie criminali di New York.

C’era Testa di Martello. Leland Owlsley, sopranominato “il Gufo”, di ritorno nella “Mela” dopo un forzato esilio. Hiroshi Tobayashi, il vice di Matsu’o Tsurayaba per conto della Yakuza. 

Faccia di Pietra da Harlem,  più vari rappresentanti della mala russa, cinese, ispanica.

Con l’eccezione del Coordinatore e di Slaughter, che avevano declinato l’invito, c’era tutta la “crème de la crème” della malavita newyorkese.

Proprio come aveva richiesto Fisk.

Proprio come voleva Hood.

<Benvenuti. Vi ho qui riuniti per parlare dei recenti atti che sono accaduti a Brooklyn. Come sapete, è venuto a mancare Silvio Manfredi, noto ai più col nome di Silvermane...>

<E’ venuto a mancare? Puah!> esclamò Martello <L’hanno avvelenato in carcere! Ed è stato lui!> disse indicando col suo sigaro Hood.

<Non siamo qui per lanciare accuse> tagliò corto Fisk <ma per parlare d’affari. Il qui presente Parker Robbins vorrebbe subentrare nel suo territorio, con il vostro consenso...>

<Manfredi aveva dei contatti politici e nella polizia che muoiono con lui.> riprese Martello <Ultimamente stavamo facendo dei buoni affari insieme. Adesso come può lui rimediare a queste perdite?>

<Avevamo fatto dei patti ben precisi quando tu e Jimmy Fortunato avete preso il posto di tuo padre> sentenziò il Gufo <Niente più sangue, e ognuno a condurre i propri affari senza interferenze.  Abbiamo già tanti guai coi vari supereroi e vigilantes vari, ci mancava anche questo... novizio che si mette a giocare a “Billy the Kid...” >

<Ma è per questo che siamo qui. Le cose ci stavano sfuggendo di mano, ma ora Parker vorrebbe rimediare, subentrando nel territorio in modo ufficiale.>

<MA QUALE MODO UFFICIALE??> sbottò Faccia di Pietra, il bosso afroamericano con la paresi al viso < Io so per certo che sta iniziano a trafficare pure ad Harlem! Deve avere un qualche contatto da quelle parti!!  Hanno trovato Jeffrey Johnson con la gola tagliata nel privè di un night club! E’ stato lui, ne sono sicuro!>

<Verdad!> esclamò Miguel Cortez <Yo sé que tienes mucho affari pure a Spanish Harlem! Ho sentito che ha la famiglia Lobo che garantisce per lui!!! Esta con ellos!! Es un mentiroso, un bugiardo!  Non si limiterà al territorio di Manfredi!>

Tutti i presenti guardarono verso Hood con uno sguardo carico si sdegno.

<Sono accuse pesanti, Parker. Come ti dichiari?> disse Richard Fisk, dandogli la parola.

<Signori> disse Hood con una calma glaciale <Il compianto mister Manfredi diceva di me che ero banale, questo perché amo spesso fare delle citazioni per esprimere un concetto a me caro. Ora mi perdonerete l’incedere teatrale ma mi tocca rubare un’altra celebre frase per esprimervi il mio pensiero... ovvero che “questa città merita un criminale di maggior classe”. Signori, siete superati. Obsoleti. Avete stili e modus operandi ormai vecchi. Bisogna cambiare le cose. Io sono il nuovo che avanza. Nessuno di voi ha le qualità per diventare il nuovo Kingpin. Io si. E tocca a voi farvi da parte.>

Borbottii, mugugni e insulti rimbombano nella stanza.  Hood fece un sorriso e in un attimo svanì davanti ai loro occhi.

<Ehi! Ma dove cazzo è andato??> urlò Martello.

Pochi istanti dopo un rumore di pale d’elicottero si faceva sempre più forte.

Fuori dalle finestre ne videro spuntare uno, pericolosamente vicino.

Dal mezzo partì un missile stinger che trasformò la sala riunioni in un inferno di fuoco.

Il boato si udì per chilometro.

Una pioggia di vetri rotti e una densa cortina di fumo si sparsero per tutto il quartiere.

Sembrava uno scenario che ricordava l’undici settembre.

Tutte le persone che videro l’edificio fumante rimasero a bocca aperta per lo stupore.

Da qualche parte, invece, Hood rideva soddisfatto.

 

 

 

CONTINUA!

 

 

L’ambizione di Hood sta prendendo il sopravvento. Anche la malavita pare impreparata a questo ambizioso e sanguinario criminale che, nel corso della nostra serie, abbiamo visto tramare un piano che lentamente sta prendendo forma.

 

Hood è il vero protagonista di questo numero, che però vede anche Occhio di Falco decidere di fare da mentore alla nuova Tigre Bianca.

 

Riusciranno i nostri eroi a fermare l’ascesa di Hood? 

 

Restate con noi!

 

 

Carmelo Mobilia